giovedì 2 luglio 2015


Cesare Pietroiusti e Andrea Lanini : lezione alcolica sull' "Ecfrasi"
Torino 3 Giugno 2015 presso Palazzo Barolo e La Cavallerizza
In occasione di " Stare" a cura di Alessia Pamphili






lunedì 24 novembre 2014

Amuleto mio per Spazio Y Domenica 23 novembre in via dei Quintili 144




sabato 15 novembre 2014

Pelouche


Per un banchetto sospeso.

L’intervento nasce, come sempre nel mio lavoro, dal luogo e dalle sue potenzialità. I volumi tecnici presenti nel bellissimo terrazzo di “Seven” si presentano come tavoli di un possibile banchetto, sospeso in una sorta di olimpico giardino degli déi. Per questo, ho imbandito su di essi dei pranzi impossibili nei quali non c’è nulla da mangiare, ma molti oggetti incongrui di diversa provenienza, insieme a piatti e bicchieri e a frammenti di immagini e di segni raccolti un po’ dovunque. I materiali usati sono per lo più materiali poveri, dai panni da spolvero ai frammenti di vetro e al cartone e in alcuni casi derivano da una azione di recupero durante le mie esplorazioni un po’ sconclusionate nel tessuto urbano. Sebbene questi tavoli intendano apparire utili ad una solenne abbuffata, essi sono invece riflessioni su diversi tipi di avidità e di desiderio, relativi ad altrettanti temi e modi di sentire che ogni giorno ci accompagnano e talvolta ci ossessionano : il denaro, il sesso, il tempo, il sacro, l’arte e molti altri, che non ho avuto il tempo e la forza di “apparecchiare”, ma che meriterebbero ciascuno il loro tavolo. 


Banchetto Sospeso

Allestimento di sei tavoli per riflettere, sul tetto terrazzo di Seven, in via Assisi 117 a Roma. L'occasione  è stata l'inaugurazione dell'8 novembre, dalle 20..00 in poi.


Fantastica

lunedì 21 luglio 2014

Nella Torre dei Templari a San Felice Circeo

COME PORCI NEL CONTESTO.









L’idea nasce dal luogo, che è un piccolo spazio all’interno della Torre dei Templari, adibito in passato ad ufficio o deposito, e accessibile da una scala piuttosto stretta che conduce all’ultimo livello e alla terrazza . Da una piccola finestra si vede la costa e il mare, quel bellissimo mare che per Ulisse e i suoi compagni doveva circondare l’isola mitica di Eéa. Si tratta di un ambiente alquanto appartato e basso di soffitto che, in tal caso, si trasforma in una sorta di studio di artista o di strano ufficio dell’arte, posto sotto la sorveglianza, non si sa quanto benigna, di Circe. Rifugiatosi qui dopo un lunghissimo viaggio, incantato dalle lusinghe ingannatrici della maga, l’artista rischia di essere trasformato, secondo la stessa procedura riportata da Omero, in un maiale e sembra quasi affannarsi fra i suoi strumenti, i suoi dubbi e le sue fantasie, alla ricerca di un punto di arrivo, al quale però non giungerà mai. Può salvarsi e salvare i suoi compagni ma è molto probabile che debba rinunciare per questo alle lenzuola di seta e alle anfore d’argento e d’oro. D’altra parte, sebbene Omero abbia concesso al suo eroe la consolazione di un ritorno in patria, si è molto favoleggiato, soprattutto durante il medioevo, sul mistero della vera morte di Ulisse. Nell’Inferno, Dante  la racconta come epilogo fatale dell’ultimo viaggio, a conferma del fatto che un eccesso di ingegno, non guidato dalla saggezza, impedisce all’uomo e dunque anche all’artista, di ottenere una volta per tutte la pace dell’anima.