giovedì 2 luglio 2015
sabato 15 novembre 2014
Per un banchetto sospeso.
L’intervento
nasce, come sempre nel mio lavoro, dal luogo e dalle sue potenzialità. I volumi
tecnici presenti nel bellissimo terrazzo di “Seven” si presentano come tavoli
di un possibile banchetto, sospeso in una sorta di olimpico giardino degli déi.
Per questo, ho imbandito su di essi dei pranzi impossibili nei quali non c’è
nulla da mangiare, ma molti oggetti incongrui di diversa provenienza, insieme a
piatti e bicchieri e a frammenti di immagini e di segni raccolti un po’
dovunque. I materiali usati sono per lo più materiali poveri, dai panni da spolvero
ai frammenti di vetro e al cartone e in alcuni casi derivano da una azione di
recupero durante le mie esplorazioni un po’ sconclusionate nel tessuto urbano. Sebbene
questi tavoli intendano apparire utili ad una solenne abbuffata, essi sono
invece riflessioni su diversi tipi di avidità e di desiderio, relativi ad
altrettanti temi e modi di sentire che ogni giorno ci accompagnano e talvolta
ci ossessionano : il denaro, il sesso, il tempo, il sacro, l’arte e molti altri,
che non ho avuto il tempo e la forza di “apparecchiare”, ma che meriterebbero
ciascuno il loro tavolo.
Banchetto Sospeso
Allestimento di sei tavoli per riflettere, sul tetto terrazzo di Seven, in via Assisi 117 a Roma. L'occasione è stata l'inaugurazione dell'8 novembre, dalle 20..00 in poi.
Fantastica
Fantastica
lunedì 21 luglio 2014
Nella Torre dei Templari a San Felice Circeo
COME PORCI NEL CONTESTO.
L’idea nasce dal luogo, che è un
piccolo spazio all’interno della Torre dei Templari, adibito in passato ad
ufficio o deposito, e accessibile da una scala piuttosto stretta che conduce
all’ultimo livello e alla terrazza . Da una piccola finestra si vede la costa e
il mare, quel bellissimo mare che per Ulisse e i suoi compagni doveva
circondare l’isola mitica di Eéa. Si tratta di un ambiente alquanto appartato e
basso di soffitto che, in tal caso, si trasforma in una sorta di studio di
artista o di strano ufficio dell’arte, posto sotto la sorveglianza, non si sa
quanto benigna, di Circe. Rifugiatosi qui dopo un lunghissimo viaggio,
incantato dalle lusinghe ingannatrici della maga, l’artista rischia di essere
trasformato, secondo la stessa procedura riportata da Omero, in un maiale e sembra
quasi affannarsi fra i suoi strumenti, i suoi dubbi e le sue fantasie, alla
ricerca di un punto di arrivo, al quale però non giungerà mai. Può salvarsi e
salvare i suoi compagni ma è molto probabile che debba rinunciare per questo
alle lenzuola di seta e alle anfore d’argento e d’oro. D’altra parte, sebbene
Omero abbia concesso al suo eroe la consolazione di un ritorno in patria, si è
molto favoleggiato, soprattutto durante il medioevo, sul mistero della vera morte
di Ulisse. Nell’Inferno, Dante la racconta
come epilogo fatale dell’ultimo viaggio, a conferma del fatto che un eccesso di
ingegno, non guidato dalla saggezza, impedisce all’uomo e dunque anche all’artista,
di ottenere una volta per tutte la pace dell’anima.
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